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Le strade del determinismo

Posted on settembre 21, 2009
Filed Under Filosofia | Leave a Comment

C’è una netta differenza tra il fatto che una causa naturale renda vere dall’eternità le cose a venire e il fatto che possano essere concepite come vere le cose future anche senza un’eternità naturale.

Così Cicerone nel de fato sottolinea l’abissale e allo stesso tempo insignificante differenza tra un determinismo “naturale” e un fatalismo “teologico”: si distingue tra un fato prestabilito da Dio e un destino inevitabile ma che ha cause naturali. Per fare un esempio pratico, nella prima concezione il World Trade Center sarebbe crollato perché, seguendo l’interpretazione ufficiale, è stato colpito da due aerei dirottati; nella seconda, perché Dio (o Allah, che dir si voglia) lo ha voluto, e si è servito dei terroristi per compiere la sua volontà.
Ecco che si chiarisce il passo successivo dell’opera di Cicerone, in cui è riportato il pensiero di Carneade, filosofo scettico sostenitore del determinismo “naturale”:

pertanto, sosteneva Carneade, neppure Apollo può predire l’avvenire, eccetto quegli eventi la cui natura reca in sé cause tali per cui essi debbano verificarsi necessariamente.

Vale a dire, neanche Dio può prevedere il futuro, a meno che non ci siano cause naturali che facciano presagire quello che accadrà (l’avvicinarsi di nuvole fa presagire un temporale).
In realtà il problema è più complesso di quanto possa sembrare, ed è innanzitutto di tipo logico. Quando ci si riferisce a fatti relativamente vicini nel tempo, come nell’esempio precedente, è in generale più facile la previsione che non per eventi temporalmente distanti:
Marcello, il 13 maggio 1930 alle 10:35, vede avvicinarsi dei nuvoloni grigi, e afferma “ci sarà un temporale alle 10:40”. Alle 10:40 si verifica effettivamente un temporale; ciò implica che l’asserzione di Marcello pronunciata alle 10:35 del 13 maggio 1930 è vera, e più in generale, è vero in ogni momento del presente e del futuro (rispetto al tempo di proferimento dell’asserzione) che alle 10:40 del 13 maggio 1930 ci sarà un temporale. Questo esempio però fa riferimento a quell’eccezione osservata da Carneade per la quale sarebbero evidenti in natura le cause naturali che facciano presagire necessariamente dei determinati effetti. Ricordiamo la definizione galileiana di causa-effetto: è una relazione fra eventi per la quale dato l’uno, si verifica necessariamente anche l’altro. Ma ora si prenda in considerazione quest’altro esempio:
Marcello, il 16 aprile 1938, esce con l’auto, va ad una festa e, ritornando, incappa in un incidente stradale. E’ vero nel 16 aprile 1938 che Marcello fa un incidente stradale, così com’è vero in tutti i momenti futuri rispetto quell’evento; ma è vero nel passato? Non c’è nulla nel passato che ci suggerisca questo particolare svolgimento degli eventi. Se infatti si considera la definizione di causa-effetto e la si applica a questa situazione, si ottiene che per ogni volta che si esce in auto e si va ad una festa, si fa un incidente stradale, il che è ovviamente falso. Per cui si è giunti ad un crocevia: o (1) si è costretti ad ammettere una certa arbitrarietà del reale (eliminando il determinismo), oppure (2) si considera l’evento come l’effetto di una precisa serie di cause che o (a) era necessario che si verificassero o (b) era possibile che non si verificassero ma si sono verificate.
Riprendendo l’esempio del temporale, si può dire che anche nel 120 era vero che nel 13 maggio del 1930 esso si verificherà? Il sostenitore della tesi (2a) risponderà affermativamente; secondo lui, studiando correttamente i moti dei venti e i comportamenti delle correnti nel 120, si può giungere a prevedere la futura tempesta. E’ l’affascinante e terribile visione secondo cui la verità non sarebbe nel tempo, ma nell’eternità: e l’uomo può prevederla prima ancora che si traduca in atto, anche se nulla può fare per cambiarla. Questa tesi implica un insolito concetto per il quale da una causa derivano infiniti effetti (ad esempio, io ora ho queste determinate caratteristiche x perché i miei genitori mi hanno trasmesso le loro caratteristiche x1, e loro sono così perché hanno ereditato dai rispettivi genitori i caratteri x2, e così via in un processo necessario ed inevitabile fino ad arrivare ad una causa originante, una Causa delle cause, che gli aristotelici chiamano Dio).
Poiché non esiste un moto senza causa,

tutto ciò che accade, accade per cause pregresse; se ciò è vero, tutto accade per volere del fato.

La teoria (2b) è di Leibniz, e si chiama teoria dei “mondi possibili”. In sostanza, Leibniz non fa altro che applicare il concetto di possibilità al determinismo; se per il determinismo ogni cosa deriva da una precisa causa, ed è impossibile il verificarsi un effetto incompatibile con la causa, per la teoria dei mondi possibili invece ogni cosa può andare o in un modo o nell’altro, ma andrà sempre e comunque nel modo che Dio giudica migliore fra tutte le possibilità (il cosiddetto “migliore dei mondi possibili”). Semplificando, ad ogni crocevia Dio guida il mondo alla strada migliore in virtù della sua onniscienza.
Per sostenere la tesi (1), Cicerone distingue due tipi di cause: quelle capaci di determinare gli eventi e quelle che sono accidentali:

è sempre stato vero affermare: “Epicuro morirà, dopo aver vissuto 72 anni, sotto l’arcontato di Pitarato”, eppure non c’erano cause fatali per cui dovesse così accadere.

E’ vero che “Carneade scende dall’Accademia”, il che comunque non avviene senza cause; ma c’è una differenza fra le cause accidentali pregresse e le cause che contengono in sé la capacità di determinare gli eventi.

Questa distinzione presuppone l’indipendenza dell’anima dal fato; è il corpo (la materia) che è soggetto al concatenamento degli eventi naturali, ma l’anima è del tutto estranea ad essi, e agisce per volontà propria. In conclusione, per Cicerone vi sono alcune situazioni che hanno cause pregresse e non possono essere cambiate, ma vi sono anche eventi che possono essere modificati dalla nostra volontà.

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