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Hitler a scuola dal Vaticano – il nazismo funzionava bene perché imitava la Chiesa

Posted on settembre 20, 2009
Filed Under Religione, Società | Leave a Comment

E’ notorio ed evidente che Hitler disprezzava il cristianesimo; ma meno noto è il fatto che ammirò profondamente e apprese molto dall’organizzazione e dai comportamenti della Chiesa romana. Il dittatore tedesco aveva –non ci sarebbe nemmeno bisogno di dirlo- enormi problemi psicologici, ma possedeva un’indubbia qualità: quella di comprendere il comportamento delle masse, da cui deriva la sua capacità straordinaria di assoggettarle. Ecco cosa scrive in una pagina del Mein Kampf”:

L’idea nazionale, se dalla oscura volontà vuol giungere ad un chiaro successo, deve estrarre dal suo ampio mondo d’idee certe precise massime direttive, idonee, per la loro essenza e il loro contenuto, ad obbligare a sé larghe masse umane: la massa dei lavoratori tedeschi, quella che, sola, assicura la possibilità di una lotta conforme alla nostra concezione. Perciò il programma del movimento fu condensato il 25 proposizioni o punti fondamentali. Essi sono destinati a dare all’uomo del popolo, anzitutto, un’idea sommaria della volontà del movimento, di ciò che questo si propone. Sono, per così dire, una professione di fede politica, che fa propaganda per il movimento ed è atta a unire insieme gli adepti mediante obblighi riconosciuti in comune.
In ciò dobbiamo sempre avere presente quanto segue: poiché il cosiddetto programma del movimento è giusto nelle sue mete finali, tuttavia nella formulazione dovette tener conto di elementi psicologici; potrebbe, quindi, col tempo, sorgere la convinzione che certe proposizioni si possano formulare in modo diverso. Ma ogni tentativo di diversa formulazione ha triste effetto. Perché con essa si abbandona alla discussione qualcosa che dovrebbe restare fisso e incrollabile. E la discussione, quando un solo punto è sottratto alla certezza dogmatica, non costituisce senz’altro una certezza nuova e migliore, ma conduce a dispute senza fine e ad una confusione generale. […] Si attenua la volontà e la forza di combattere per l’idea, e l’attività che dovrebbe volgersi verso l’esterno si sciupa in lotte programmatiche interne.
Anche qui la Chiesa cattolica può insegnare. Sebbene il suo edificio dottrinale sia venuto in molti punti in conflitto con le scienze esatte e con l’indagine scientifica, essa non è disposta a sacrificare nemmeno una sillaba dei suoi insegnamenti. Ha riconosciuto molto bene che la sua forza di resistenza non consiste in un adattamento più o meno grande ai temporanei risultati della scienza, in realtà eternamente oscillanti, ma nel tener fermi i dogmi stabiliti e fissati, i quali conferiscono al tutto il carattere d’una fede. E perciò è oggi più salda che mai. Si può profetare che, mentre i fenomeni fuggono via, essa, polo fisso nei fenomeni mobili, troverà sempre più ciechi seguaci.

C’è però da osservare che la Chiesa, al suo interno, ha avuto numerosi moti di ribellione verso alcuni dogmi, più che altro dovuti alla contraddittorietà delle Sacre Scritture. La Chiesa nel tempo si è trovata a dover trascegliere un’interpretazione piuttosto che un’altra, e lo ha fatto non onorando il principio di verità (cosa impossibile, perché da premesse contraddittorie si ricavano soluzioni contraddittorie con equivalente valore di verità), ma seguendo con una invidiabile coerenza e costanza il principio di convenienza, da San Paolo ai giorni nostri.
Ad ogni modo, è indubbiamente vero che la Chiesa ha imposto e mantenuto fermi alcuni dogmi palesemente in contrasto con il senso comune; nonostante ciò, per usare le parole di Hitler, ha sempre avuto i suoi “ciechi seguaci”.
Infine, ecco cosa rileva lo storico David Stannard sul pensiero di Hitler verso la Chiesa di Roma:

Nonostante il disprezzo sovente manifestato nei confronti del mondo cristiano, Hitler scrisse che il suo progetto per il trionfo del nazismo era modellato sulla “tenace adesione ai dogmi” e sulla “fanatica intolleranza” che caratterizzavano la Chiesa cattolica, in modo particolare il suo passato… Se Hitler avesse cercato prove a sostegno di questa tesi, avrebbe potuto appoggiarsi alle motivazioni religiose che i puritani usarono per giustificare lo sterminio degli indiani del New England compiuto nel XVII secolo, o alla bigotta legittimazione del genocidio spagnolo, ordinato dalla fede cristiana e messo in atto in Mesoamerica e in America meridionale durante il XV e XVI secolo. Ma la tradizione affonda le sue radici in un passato ancora più lontano, nell’Alto Medioevo e ancor prima, quando il desiderio cristiano di distruggere gli infedeli, che vivevano in quella che i cristiani consideravano una desolazione spirituale, era radicato almeno in parte in un violento bisogno di uccidere il peccato che dominava le loro vite interiori.

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