Piccola apologia dell’Italia dei Valori
Posted on giugno 24, 2009
Filed Under Filosofia, Società | 7 Comments
Nessuno può pretendere di farsi pagare da un editore per esprimere idee in contrasto con la linea editoriale e ritenute offensive dalla maggior parte dei lettori.
Mario Giordano, 10 ottobre 2008, il Giornale
E’ evidente che, almeno in Italia, si è arrivati ad un punto di svolta: o si inverte radicalmente la rotta, o si cade nel baratro. La nostra cultura ha subìto un lungo ed efficacissimo processo di soppressione dell’individualità non solo attraverso la pammeccanicizzazione (come scriveva Marcuse), ma anche e soprattutto sostituendo le essenze individuali con l’avere, la brama del possesso fisico; per dirla alla Fromm, “si direbbe che l’essenza dell’essere sia l’avere; che, se uno non ha nulla, non è nulla”. Lasciando perdere il fatto che Diogene oggi sarebbe considerato un parassita della società (possedeva solo un mantello, un bastone, una ciotola, una lanterna e una botte che gli faceva da casa), il punto focale della questione è questo: il denaro, che significa potere, è l’universale rovesciamento degli opposti. E’ Giordano ad ammetterlo tra le righe: ’se la famiglia Berlusconi mi paga, devo fare in modo che siano sempre compiaciuti del mio lavoro, a costo di negare la verità e ingannare migliaia e migliaia di lettori’. Questo purtroppo non è il ragionamento solo di Giordano, ma di moltissimi altri finti giornalisti e politici che non hanno coscienza e non rispondono ad alcuna morale. La responsabilità della disastrosa situazione odierna è di questi individui, ma anche di chi sa e tace: si chiama connivenza.
La via per uscire da questo incubo c’è, e ce la indicano i Greci, gli ideatori della democrazia; nel periodo in cui le facoltà di lettere classiche, e più in generale le università umanistiche, affrontano una grave crisi, mai come oggi è importante recuperare quegli insegnamenti. Per prima cosa è necessario restaurare il valore reale della verità (che non può essere in alcun modo mercificato) sia nel senso di aletheia (il non celato, il rivelato), concetto strettamente legato alla Memoria, sia nel senso di episteme, cioè “ciò che sta su da solo”, ciò che si regge da sé e non dipende dall’autorità che lo declama (un concetto che in tempi moderni è stato ristretto solo al campo scientifico, ma che originariamente era molto più vasto e completo).
Ora, poiché nell’informazione contemporanea il problema centrale non è tanto quello di stabilire un criterio di verità ma piuttosto quello della sparizione di notizie scomode e dell’assenza di domande, la soluzione immediata della questione è l’esercizio della critica da parte di chiunque sia testimone dell’assassinio della verità. La nascita della democrazia in Grecia fu accompagnata da tre fondamentali principi che, se rispettati, avrebbero garantito per sempre la sconfitta della tirannide: isegoria (diritto di parola), isonomia (diritto di partecipare alla vita politica, anche se con qualche riserva ad oggi quasi superata) e parresia (diritto-dovere di dire tutta la verità). Questi tre principi stanno per essere definitivamente spazzati via dalla legislazione feroce e dal conflitto d’interessi di questo governo: il controllo dei mezzi d’informazione, un sistema elettorale che non permette di esprimere le preferenze, la legge sulle intercettazioni, il lodo Alfano che rende intoccabili i governanti, la spinta verso un’oligarchia bipartitica e molto altro ancora.
L’atteggiamento parresiastico, dunque, è la chiave di svolta per il nostro Paese; letteralmente significa “dire tutto”, ma è un dire tutto dal sapore scandalistico. La vera parresia, come ci insegna Socrate, forse il primo ad applicarla, ha luogo solo quando si corre un rischio nell’esercitarla, quando si provoca scandalo: ciò che manca a molti giornalisti e politici è proprio il coraggio della parresia.
Socrate pagò con la morte il suo amore per la verità: oggi ci costa molto meno, ed è prioritario recuperarne l’importanza. Oltre alle numerosissime risorse della rete e a giornalisti come Travaglio, Gomez, Stella e Vulpio, una grande speranza è rappresentata in politica dal partito di Antonio Di Pietro, l’Italia dei Valori: in nessuno dei loro rappresentanti si vede la paura dell’autorità o, peggio ancora, la collusione; al contrario, dalle loro parole traspare il coraggio della verità e l’utilità dello scandalo, motore del cambiamento. E i membri del partito sembrano quelli giusti per creare finalmente qualcosa di grande ed importante per l’Italia.
Per quanto riguarda il decadimento morale del nostro tempo, di grande insegnamento ci deve essere l’aneddoto di Diogene ed Alessandro: quest’ultimo, imperatore persiano, il più grande conquistatore che la storia antica abbia mai conosciuto, si recò ad Atene da Diogene e gli disse: “dimmi ciò che vuoi e sarà tuo”. Il maestro rispose:
spostati e non coprirmi il Sole.
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7 Responses to “Piccola apologia dell’Italia dei Valori”
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bellissimo articolo, complimenti.
BRAVO…..BRAVO…..BRAVO!Eccezziunale veramente!!
(I am an idol.)Non vedo l’ora di leggere il PROSSIMO…:-|
mc, me lo sono letto come se ne avessi fame, e il motivo è che si parla del mio lavoro.
un lavoro che, tra l’altro, ha una grandissima funzione democratica – la libertà di parola e di stampa, cardini della libertà tout court – ma che si va costruendo una pessima reputazione a discapito di tutti quelli che fanno bene questo mestiere.
poi ci sono i lettori. quelli sono sempre meno e non comprano e giornali, permettendo – in italia soprattuto – che a pagare siano gli industriali e quindi i politici e quindi berlusconi e quindi la pubblicità. i giornalisti devono mangiare. ma dovrebbero essere lasciati liberi e pagati proprio per la loro libertà. intelligente libertà però.
D’accordo su tutto, Amelia, con la precisazione che io mi riferisco all’informazione tutta, non solo quella stampata.
beh, sì, certo. nessuno può sentirsi escluso.
L’Italia è “vecchia”, nel senso che ha un popolo di elettori e categoria dirigente molto anziana, che non usa pienamente Internet e non ne subisce l’influsso sociale.
Ma continua a subire quello dei media tradizionali quasi tutti condizionati e controllati dall’establishment attuale che fa di tutto per nascondere il potere di Internet nel catalizzare le coscienze e farle agire in maniera interconnessa.
L’Italia poi è l’unico caso al mondo di nazione in cui da un anno all’altro le famiglie connesse invece che aumentare sono diminuite.
C’è poi l’opportunismo italiano e il potere della chiesa e della mafia in questo paese.
L’opportunismo ti fa votare chi ti promette un vantaggio nell’immediato e nel tuo “piccolo orticello” vedi abolizione dell’ICI, qualche privilegio alle categorie più numerose, ecc.
Il potere della chiesa ti porta a consigliare milioni di elettori succubi (e spesso anche anziani) di votare il potente che conviene al Vaticano.
E la mafia ha anch’essa il suo interesse nello spingere questo o quel candidato.
Più lentamente ad una evoluzione ci si arriverà anche in Italia, man mano che le generazioni connesse avranno maggiori poteri di voto e decisione su quelle anziane che si stanno attaccando con gli artigli alle poltrone e alle posizioni di potere.
Dubito che l’IDV avrà mai un potere tale da riuscire a ribaltare le attuali connivenze e status.
Il marcio è sia sotto tra la gente e l’italiano medio che si sente furbo e conosce solo la cura del proprio orticello, e nelle grandi istituzioni economiche che hanno costruito una rete di connivenze che ha portato a speculazioni economiche, rimozione di poteri alle istituzioni di vigilanza (antitrust, ispettorati del lavoro, ASL), e impunibilità dei potenti (politici e manager in genere).
Ah mettiamoci anche le connivenze con gli interessi stranieri che nel nostro paese vengono a depredare risorse…
sono perfettamente d’accordo. complimenti bell’articolo!